Philosophy for children - filosofia per bambini
Da oggi ci dedichiamo a questa nuova branca della filosofia che, all'estero già ricca di pubblicazioni, sta prendendo piede anche sul nostro territorio ed è di "moda". per il momento Vi presento brevi racconti che son esempi di FFC (philosophy for children)
trovi una raccolta di favole filosofiche nel libro
che dà anche il titolo alla prima favola:
La luna sporca
Quando mio figlio aveva tre anni e si era innamorato della luna mi chiedeva sempre di affacciarmi con lui in braccio ad osservare la luna (segno che l'interesse per la natura da parte dell'uomo è innato - del resto anche i presocratici hanno iniziato così.).
Un giorno mi fece questa domanda (La domanda è segno di curiosità e la curiositas porta alla scoperta e a risposte sempre nuove):
- Mamma, ma perchè la luna è sporca?
Senza scomodare Galileo e il Sidereus Nuncius e senza l'ausilio di nessun cannocchiale, io gli risposi:
- perché ha delle macchie e perchè noi la vediamo così. In realtà non è proprio come appare, innanzitutto è molto più grande ed è molto lontana, per questo noi la vediamo cosa piccina. In più cambia colore se le nuvole le passano sopra coprendola un pochino o se invece il cielo è sereno con tante stelle. (l'induzione è un modus ragionandi già presente anche nei bambini così piccoli).
Un altro giorno, nel persistere nelle nostre uscite notturne sul davanzale di casa, mi chiese:
- Perchè oggi è di là (intendendo che si era spostata) anziché di qua?
La risposta a questa domanda era per me un po' più difficile perchè Piaget ci insegna che i bambini, e l'ho potuto appurare, non conoscono il pensiero astratto e bisogna procedere per esempi concreti. Come spiegargli che la terra e la luna compiono un movimento di rotazione attorno ad un asse e questo duplice movimento ne decreta la posizione diversa dell'astro rispetto a noi?
Prima di tutto era necessario fargli capire che gli oggetti si spostano e per questo bastò giocare a nascondino con un pupazzo. Prendemmo Ronfo (il pupazzo) e io lo nascosi sotto il cuscino.
"Vedi", dissi a mio figlio, "Ronfo non c'è più; è andato da un'altra parte. Dov'è? Prova a cercarlo."
La prima reazione di mio figlio fu un pianto disperato (prevale l'emozione della perdita e poi per i piccoli arriva il ragionamento) ma poi quando si calmò con il mio aiuto iniziò a cercare e finalmente quando Ronfo apparve da sotto il cuscino, mio figlio capì che, se anche le cose si spostano (movimento di traslazione) non per questo spariscono, sono solo andate un po' più in là.
Qualche tempo dopo quando uscimmo, la luna era un pochino più in là rispetto all'ultima volta e io gli dissi che aveva fatto come Ronfo, aveva giocato a nascondino e per giocare secondo le regole si era spostata un po' più in là rispetto a dove eravamo noi e quindi per vederla anche noi dovevamo spostarci seguendo il suo movimento.
Il risultato fu che quando uscimmo le volte successive mio figlio non chiedeva più dove fosse la luna, aveva imparato a giocare a nascondino con lei (comprendendo che si spostava e adeguando il suo movimento di conseguenza - per fargli capire che ci spostavamo anche noi ci volle ancora qualche anno) e si divertiva un sacco!
Giulietta:
"Oh, non chiamare a testimonio la Luna, lincostante Luna, che cambia ogni mese nel suo girare in cerchio, per paura che il tuo amore dimostri la stessa variabilità".
(William Shakespeare - Romeo e Giulietta, II. I. 151-3)
La natura del sole
- Mamma, guarda il sole! Com'è grande! Com'è luminoso! no, però non è tanto grande.-
- Invece si, Davide, è grande. Solo che è molto distante da noi e quindi lo vediamo piccolo. Sai, i nostri occhi non sono così potenti da farci vedere il sole come è davvero e poi siamo distanti da lui chilometri e chilometri e chlometri. -
- Ma mamma, che cos'è il sole? -
- Il sole è un corpo celeste -
- Celeste perchè si trova nel cielo? -
- Si, nell'universo. -
- Che cos'è l'universo? -
- Uno spazio grande, grande...immenso. Noi non riusciamo a misurarlo e il sole è uno dei tanti corpi celesti che vi si trovano dentro come appicicati. Hai presente le stelline e i pianeti luminosi della tua cameretta, che sono messi a caso in uno spazio come la tua parete? -
- Si, mamma. -
- Ecco, l'universo è la parete della tua camera e le stelline e il resto sono i corpi celesti fra cui c'è il sole. -
- Che cos'è un corpo, mamma? -
- è qualcosa che si tocca. -
- Allora mamma, tu sei il sole!. -
A Davide è stato poi spiegato che il sole non si puo' toccare da noi perchè scotta essendo molto caldo e perchè ci vorrebbe un'astronave resistentissima per poterlo raggiungere senza essere disintegrati. Allora lui mi ha risposto:
- Da grande farà l'inventore e ti porterò sul sole. -
L'invenzione
- Mamma, inventiamo qualcosa?
- Certo Davide, cosa?
- Inventiamo un dinosauro.
- Un dinosauro non è un'invenzione; esiste già: sai che è grande, erbivoro o carnivoro, e si è estinto sessanta milioni di anni fa.
- Ma se io ne costruisco uno nuovo, lo invento.
- No. Tu inventi solo una variante della specie. Non è nuovo, è qualcosa di diverso ma tu conosci già le sue caratteristiche principali. Se per es. gli aggiungi una pinna non hai cambiato quello che è, è sempre un dinosauro, semmai saprà anche nuotare. Prima magari sapeva solo camminare.
- Allora cosa inventiamo mamma?
- Inventiamo un essere completamente nuovo, che non hai mai visto, ma che ti piacerebbe costruire.
- OK. Facciamo un dragosauro robot: ha le ali, sputa fuoco, ha i denti aguzzi e vive nel quadrante gamma e si nutre solo di buchi neri.
- Questa è una bella invenzione.
Il principio di causalità
- Da chi sono nato io, mamma?
- Grazie a me e a tuo padre.
- Voi mi avete creato?
- Più o meno sì. Diciamo che siamo la causa della tua esistenza.
- E chi ha creato voi?
- I nostri genitori.
- E chi ha creato i vostri genitori?
- I loro genitori... e così via fino ai primi uomini.
- Vuoi dire Adamo ed Eva?
- Si. La bibbia li chiama così.
- Chi ha creato Adamo ed Eva, mamma?
- Molti credono che sia stato Dio. Altri credono che discendiamo dalle scimmie.
- Le scimmie ci hanno creato, mamma?
- In un certo senso: di generazione in generazione sono nati cuccioli un po' diversi ogni volta fino ad arrivare al cucciolo d'uomo.
- Chi ha creato le scimmie allora?
- Derivano anch'esse da altri animali, dai rettili. Ad esempio.
- E i rettili?
- Dagli anfibi.
- E gli anfibi?
- da animali acquatici.
- E gli animali acquatici?
- da organismi, piccoli, piccoli chiamati microrganismi.
- E questi?
- Da una combinazione di elementi.
- E gli elementi?
- Davide abbiamo varie possibilità: il caos, Dio, e l'eternità.
- L'eternità?
- Voglio dire che qualcosa esiste da sempre. Scegli tu la risposta che ti sembra più giusta.
- Ci devo pensare, mamma.
L'infinito
- Mamma, Che cos'è l'infinito?
- Una cosa grande, grande!
- Grande quanto?
- Non lo so, Davide.
- L'infinito dura tanto?
- Si, tanto.
- Tanto quanto?
- Non lo so, Davide.
- L'inifinito finisce?
- No, non finisce...va avanti come un treno che non si ferma...
- Da dove è partito?
- Non lo so, Davide.
- Almeno saprai dove arriva!?
- No, non so nemmeno questo.
- Uffa, di questo infinito non si puo' dire un granchè.
- Eh si Davide, l'infinito è difficilmente determinabile.
La libertà
- Mamma, io sono libero?
- Certo Davide.
- Posso saltare sul letto con le scarpe?
- No.
- Posso andare a letto senza cena?
- No.
- Posso andare a giocare senza fare i compiti?
- No.
- Posso uscire senza vestiti?
- No.
- Posso picchiare il mio compagno di banco?
- No.
- Posso non andare a scuola?
- No.
- Ma mamma, sei sicura che sono davvero libero?
- Si, ne sono sicura.
- Ma libero di fare che?
- Sei libero di seguire tutte le regole di cui abbiamo parlato.
La morte.
- Mamma, dove è andata la nonna che abitava qui vicino?
- Beh, è morta, tesoro.
- Cosa vuol dire è morta?
- Innanzitutto significa che non abita più qui, che la mattina non la saluterai più prima di andare a scuola, che non avrai più le sue caramelle.
- La morte è brutta, mamma. Porta via le persona care. La nonna già mi manca e non la posso più vedere.
- E vero. Non la puoi più vedere. Però la puoi pensare e se vuoi, puoi parlare con lei. Si trova qui nel tuo cuore dove stanno le persone a cui vogliamo bene.
- Provaci e poi mi dirai.
- Mamma!
- Si?
- Ho parlato con la nonnina attraverso il mio cuore e ora sto meglio. Mi sembra che mi abbia ascoltato. Il dolore non se nè andato, però mi fa meno male.
- Vedrai, tra un po non sentirai tanto dolore ma un po di dolce malinconia.
- Cosè la malinconia, mamma?
- La malinconia è unemozione; fa sentire un buchino in pancia ma dà anche gioia e ti viene quando pensi a qualcuno che vuoi ricordare e non puoi più vedere.
- Sono già un po malinconico però il buchino è grande, mamma e fa male.
- Tra un po passerà, abbi fiducia nel tempo.
Paura
- Mamma!!!! ho paura!!!
- Di cosa hai paura?
- Del buio.
- Il buio è il luogo del silenzio, del riposo e della tranquillità. Chiudi gli occhi e il buio si colorerà dei tuoi sogni più belli. Se accanto a te ci
sono persone che ti amano il buio non spaventa.
- Mamma, ho paura della notte.
- La notte è piena di stelle. Guardane una e vedi come splende. Non si puo' aver paura di un momento in cui il cielo splende così. Guarda la tua cameretta e vedi come è calda; la notte è calda come la tua cameretta perchè è il luogo dell'abbraccio e dell'amore. Noi siamo qua vicino a te. Il tuo sonno sarà sereno.
- Mamma, ho paura della maestra.
- Mostra alla maestra le tue ragioni. Chiedile di ascoltare e vedrai che la paura se ne va.
- Mamma ho paura della morte. Non puoi aver paura di qualcosa che non hai mai provato...
- Ho paura che tu muoia.
- Io sono qui.
- Ho paura che la nonna muoia.
- Anche la nonna è qui.
- Ho paura che muoia papà.
- Papà è al lavoro ma stasera torna.
- Ho paura di non svegliarmi domani.
- Stamattina ti sei svegliato?
- Si.
- Vedrai che domani sarà lo stesso. Con il sole o con la pioggia il tuo risveglio avverrà.
- Mamma?
- Si.
- La paura è sciocca?
- La paura è un'emozione che non possiamo evitare. Però se pensiamo bene a ciò di cui abbiamo paura e lo conosciamo a fondo, la paura se ne va come per magia.
- Allora mamma, la paura è quasi bella. Fa pensare.
L'amicizia
....com'è una vera amicizia?
Una madre e suo figlio stanno camminando sulla spiaggia. Ad un certo punto il bambino dice: "Mamma come si fa a mantenere unamicizia?" La madre guarda il figlio sorridendo e poi gli dice: "Raccogli un po di sabbia." Il ragazzo si china e raccoglie una manciata di sabbia finissima. La madre allora, sempre sorridendo: "Ora stringi il pugno
" Il ragazzo stringe la mano attorno alla sabbia e vede che, più stringe, più la sabbia gli esce dalla mano. "Mamma, la sabbia se ne scappa
" "Lo so, caro
Ora tieni la mano completamente aperta
" Il ragazzo ubbidisce, ma una folata di vento porta via parte della rimanente. "Anche così non riesco a tenerla
" E la madre, sempre sorridendo: "Adesso raccogline un altro po, e tienila con la mano aperta a cucchiaio
così.. abbastanza chiusa per custodire, e abbastanza aperta per la libertà". Il ragazzo riprova, e questa volta la sabbia non sfugge dalla mano, ed è protetta dal vento. "Ecco come far durare unamicizia
"
-Mamma, che bella favola!
- Sono contenta che ti sia piaciuta, Davide.
- A cosa ti ha fatto pensare?
- Penso che un amico è qualcuno che non si può costringere ad essere tuo amico.
Esatto. Un amico è un dono e come tale va trattato: con molta, molta cura e rispettoo.
- Se gioco con lui, devo rispettare le sue regole?
- No. Potete pensare alle regole del gioco insieme e poi rispettarle entrambi. Amicizia significa condividere qualcosa per il paicere di farlo, senza costrizioni.
- Ho capito. Se mi piace un gioco e a lui non piace, che devo fare mamma?
- Prova a spiegargli il gioco, magari non gli piace perché non lo conosce oppure giocate a qualcosa daltro che magari piace a lui. Nellamicizia un po si dà e un po si prende. Se il tuo amico non gioca mai ai tuoi giochi, è un prepotente e allora tu puoi insegnargli che la prepotenza va esclusa dallamicizia, perché quel bambino potrebbe avere come amico solo se stesso e sarebbe proprio triste.
- Già. Con chi giocherebbe allora?
- Con nessuno. -
- Essere amici vuol dire stare insieme perché ci piace farlo. Vero mamma? -
- Verissimo.
- Vado a cercare un amico. -

Lamore
- mamma, mi sono innamorato!
- Cosa senti?
- Mi fa male il cuore e mi brucia lo stomaco. Però non è proprio un dolore, è più un pizzichio che mi viene quando la penso o la vedo.
- Tieni stretto il pizzichio, perché non durerà per sempre.
- Ah no? Ma io la amo per la vita.
- Forse, ma il pizzichio passerà e resterà un legame stretto, stretto.
- Come fra la nonna e il nonno che sono ancora abbracciati? Si, come la nonna e il nonno.
- Ma io amo anche te, mamma.
- Mi vuoi baciare?
- Noooo! Solo il bacio della buona notte.
- Vuoi stare sempre con me?
- Si, di sera si. Ma di giorno no, mi faccio i fatti miei.
- Vuoi strare sempre con lei?
- Eh si.
- La vuoi baciare?
- Si.
- Ecco è il pizzichio che ti fa desiderare tutto questo e si chiama innamoramento.
- E quello che provano il nonno e la nonna?
- Amore
- E quello che provo per te?
- Amore.
- Quanti amori ci sono?
- Tanti.
- Però tutti fanno qualcosa per tutti
- Esatto. Questa è la forma damore più grande.
La vita
- mamma, cosa significa vita?
- Una domandina oggi. La vita è tutto ciò che nasce e cresce e invecchia.
- Ma un fiore è vivo?
- Certo. Nasce e cresce e poi appassisce e muore.
- Un sasso è vivo?
- Beh, noi non crediamo che gli esseri inanimati siano vivi. Pensiamo che le cose vive si muovano, cambino, diventino diverse da come sono quando sono nate e poi muoiano. Un sasso, seppur si modifica, non lo fa da sé ma grazie allazione di qualcosa daltro, per es. il vento o il tempo e poi non muore e muta molto, molto lentamente. Le cose vive muoiono da sé senza che qualcun altro le uccida o le danneggi in qualche modo.
- Ma da dove viene la vita?
- Beh, tu sei nato grazie ai tuoi genitori, noi siamo nati grazie ai nostri e così di seguito.
- Ma il primo uomo?
- Non lo sappiamo con certezza. Alcuni pensano che Dio lo abbia messo in questo mondo per vedere come se la cavava e altri pensano che la scimmia abbia imparato ad alzarsi in piedi e a parlare e sia divenuta uomo.
- E i fiori?
- Dai semi
- E i semi?
- Dai frutti
- E i frutti?
- Dagli alberi
- E gli alberi?
- Da altri alberi
- E il primo albero?
- Alcuni credono che qualcuno lo abbia creato così come è e altri pensano che sia nato da una combinazione di elementi: un po di terra, un po di acqua
- Mamma, la vita è troppo difficile
- Si.
- Mi piace vivere però, posso diventare un uomo.
- Già!
Crescere
- mamma, perché non mi aiuti a fare i compiti?
- Sei capace da solo e li fai molto meglio perché sono tutti tuoi. Finalmente sai quel che scrivi e non mi chiedi se è giusto o sbagliato.
- Ah si, è vero anche a scuola riesco meglio e non chiedo aiuto alla maestra.
- Mamma, mi accompagni a nuoto?
- Cè il pulmino che ti porta, devi solo salirci sopra, trascorrere dieci minuti con i tuoi amici e poi sei già a metà del compito.
..
- Mamma posso andare a scuola in bici da solo?
- Perché ci vuoi andare da solo?
- Perché anche i miei amici ci vanno e ci incontriamo per strada e poi cè Anna. Dice che le piace quando sono in bici e ci vuol salire pure lei. Magari dopo scuola andiamo insieme al parco.
- Wow, quante novità!
- Ti porto la merenda?
- No, mi prendo qualcosa al negozio vicino a scuola.
- Vuoi che venga a prendere la cartella?
- No, me la tengo, non pesa molto.
- Vuoi una felpa in più? Non si sa mai
- Mamma, sono grande. Lo so quello che mi serve. Ci vediamo più tardi
- Ok. (
il mio pulcino è cresciuto).
.
- Sai mamma. Al parco cera un bullo che mi voleva rubare la bici.
- Tu che hai fatto?
- Volevo dargli un pugno sul naso!
- Ma se non riesci ad ammazzare nemmeno una mosca. Non sei il tipo da pugni sul naso. E poi ti saresti ritrovato in terra senza bici e con il naso dolorante. Però la bici è qui. Come hai fatto?
- Beh
gli ho detto che la bici era mia e non la poteva prendere
ma non mi sembrava tanto convinto, continuava a tenere il manubrio bello stretto.
- Poi ho avuto un idea
gli ho detto che se la voleva provare, lavrei prestata volentieri a patto che me lavesse restituita dopo qualche giro. Lui era contento, mi ha sorriso e ha preso la bici. gironzolando per un po. Poi me lha riportata. Quando un altro suo amico me la voleva prendere, gli ha detto: No. E la sua vattene!
- Beh, hai conquistato la sua fiducia.
- Credo di si.
- Siete amici?
- No, mamma. Lamicizia è qualcosa di più grande. Però potremmo diventarlo, se la smette di fare il bullo.
(..il pulcino non esiste più, ho davanti agli occhi un galletto).
Il divenire
- Mamma
- Dimmi Davide.
- Io sono sempre io?
- In che senso?
- Sono cambiato da quando ero piccolo, non ti pare?
- Certo, sei più alto e conosci più cose, ma sei sempre tu.
- Si, ma ho le gambe più lunghe e ho i denti da grande. Poi so la matematica e scrivo
- Hai imparato alcune cose interessanti ma sei sempre tu.
- So nuotare e andare in bicicletta e correre e saltare, prima non ero capace.
- Ti muovi con maggiore sicurezza ma sei sempre tu.
- Vado a scuola e prima non ci andavo.
- Davide, vai a scuola e la maestra ti chiama Davide, non è vero?
- E ovvio mamma, è il mio nome.
- E se cè un altro con il tuo nome che fai?
- Guardo la direzione in cui guarda la maestra e capisco se parla a me o allaltro.
- E se ti stai spostando mentre ti chiama?
- Beh, seguo il suo sguardo mentre si sposta insieme a me.
- Allora la maestra sa che sei tu Davide anche se ti sposti, anche se cè un altro con il tuo nome.
- Ho capito mamma, il divenire senza lessere non esiste.
Laltro
- Ma che ci fai chiuso lì?
- Non voglio più giocare con nessuno
- Perché?
- Perché mi scherzano
- Perché ti scherzano?
- Perché parlo dei dinosauri e uso tutto quei nomi che loro non capiscono e allora dicono che me li invento
- E tu che fai?
- Io piango e mi chiudo qui nella mia stanza con i miei dinosauri
- Ma loro ti parlano?
- No. Ma mi ascoltano.
- Certo, ma ti rispondono?
- No. Ma se uso la fantasia posso rispondere io per loro
- E poi sei contento?
- Per un po si.
- Ma poi mi mancano i miei amici
- E allora gioca per un po e poi torna da loro
- No mamma. Mi scherzano.
- Tu prova a non usare parole strane per un po e gioca a qualcosa che piace a tutti. Vedrai che magari ti chiederanno di spiegare tutti quei nomi strani
.
- Mamma
- Si?
- Luca mi ha chiesto cosè un triceratopo.
- Dove è, che glielo faccio vedere.
- E li sulla poltrona
- Grazie Mamma
- Luca. Andiamo a giocare alla Valle incantata
.
Lesperienza
- Mamma che cosè lesperienza?
- Equando impari a capire qualcosa in base a qualcosa daltro che ti è successo.
- Non ho capito. Mi succede qualcosa e capisco? Come mamma?
- Per esempio, quando eri piccolo io ti dicevo sempre:
non correre per le scale perché cadi.
E tu correvi e correvi fino a quando non sei caduto e ti è venuto un gran bernoccolo sulla fronte. Ti sei messo a piangere seduto in fondo alla scala dopo il capitombolo. E io:
hai visto cosa succede quando si corre per le scale?
Tu mi hai risposto, tirando su con il naso:
si, mamma.
E ti sei grattato il tuo bernoccolo per un po. Tutti ti chiedevano cosa ti fosse accaduto e tu:
non ho ascoltato la mamma. Oppure: ho corso e sono caduto.
- Da allora spero di non aver corso più per le scale. Beh, ho capito da solo che mi sarei fatto male ma finché non è successo davvero non ci credevo. Ora lo so e infatti non cado più.
- Vedi Davide. E più facile credere allesperienza che agli altri. Si prova sulla propria pelle e rimane il segno. Infatti tu avevi un gran bernoccolo a ricordarti quanto è pericoloso correre per le scale.
- Mamma, lesperienza è sempre dolorosa?
- Quella che provoca dolore si ricorda meglio. Però ci sono anche esperienze piacevoli. Per esempio quando provi un cibo nuovo e decidi che ti piace. Ecco, questa è unesperienza dolce che comunque non dimentichi.
- Come quando ho provato i capperi e mi sono piaciuti tantissimo.
- Si. Credo che tu sia uno dei pochi bambini che mangia capperi con gioia.
Lo stupido
- Mamma, a scuola ci sono dei bambini stupidi.
- Perché li chiami stupidi, Davide?
- Perché usano i muscoli. Chi usa i muscoli è uno stupido. Io non uso i muscoli e perciò sono intelligente.
- Tu pensi che tutti quelli che usano i muscoli siano stupidi. Ma se qualcuno ti aggredisce per strada e tu non riesci a reagire e arriva qualcuno che usa i muscoli e ti difende, è uno stupido?
- Beh, no perché ha voluto aiutarmi ed era giusto farlo.
- Però chi usa i muscoli per divertirsi è stupido.
- Allora tu pensi che tutti gli sportivi siano stupidi, anche il nonno.
- Perché il nonno? No, il nonno è super!
- Ma da giovane usava i muscoli, faceva ciclismo e si divertiva un sacco. Pensa che una volta ha sollevato la bici perché si era forata per arrivare primo al traguardo. Se non lavesse sollevata, non avrebbe vinto.
- E ha vinto?
- Certo, ha usato i muscoli per farlo. Anche io uso i muscoli, sai.
- Tu? Ma se sei un grissino.
- Però uso i muscoli.
- Per fare cosa, mamma?
- Per portarti a letto quando ti addormenti sul divano. Se non li avessi, dormiresti là per tutta la notte e avresti freddo e ti ammaleresti.
- Mamma, ma quei bambini a scuola mi picchiano.
- Allora il problema è un altro, Davide. Loro usano i muscoli e basta. Senza pensare alle conseguenze.
- Si, mamma e fanno male.
- Sai una cosa? Usa i muscoli anche tu per difenderti. Magari la prossima volta, non scappare e resisti. Forse capiranno che usando i muscoli nella giusta maniera non si passa per stupidi.
Lo spauracchio delle macchine
Quando Davide era piccolo, era innamorato di tutto ciò che era grande, sublime, gli faceva paura ma allo stesso tempo lo affascinava, ne era magicamente attratto.
Mi diceva sempre:
- Mamma guarda la gru, come è grande!
Oppure:
- Mamma guarda la ruspa, come è forte e che rumore fa.
Io gli rispondevo:
- Si, sono grandi e forti ma stai attento a non andargli troppo vicino perché ti schiacciano.
Qualche anno dopo si innamorò dei dinosauri e si rattristò parecchio quando scopri che erano animali estinti e non cera niente di simile sulla faccia terra tranne i draghi che erano finti o finiti pure loro.
Mi chiedeva sempre:
- Quanti anni fa si sono estinti i dinosauri mamma?
- 60 milioni di anni fa
- Ma cera luomo?
- No, se ci fosse stato sarebbe morto.
- Perché mamma?
- Perché i dinosauri carnivori lo avrebbero mangiato.
- Ma vah.
Era molto difficile per lui capire che qualcosa di magnifico potesse essere terrificante e pericoloso.
Ora gioca al computer e ci sta delle mezzore poi intervengo io e lo sposto a cercare qualcosa daltro da fare. E allora lui mi rimprovera dicendomi:
- Sei sempre lì davanti mamma. Non solo non posso mai giocare al pc ma tu non mi guardi più.
- Scusa Davide. Parliamo un po.
E giochiamo al gioco dei perché, uno sei suoi preferiti. Le domande oggi sono sulluniverso
- Quanto è grande mamma?
- Non lo so. Molto grande
- Quando è nato mamma?
- Non lo so, tanti anni fa
- Quando muore mamma?
- Non lo so, fra molto anni
- Mamma, non sai niente. Proviamo a chiedere al PC
E il pc risponde, è una risorsa di nozioni immensa. Davide appare soddisfatto ma arriva lultima curiosità
- Mamma, ma tu parli con il pc. Non è mica una persona sai.
- Già Davide, hai ragione. Sarà grave quando lui parlerà a me e mi dirà di staccarmi perché mi brucio gli occhi!
Perché studiare?
- mamma, non voglio fare i compiti.
- Bene. Davide.
- Come bene? Non mi sgridi?
- No.
- Ma le mamme non sgridano quando un figlio non fa i compiti?
- Io no.
- Allora non mi vuoi bene.
- Certo che ti voglio bene.
- Perché non mi sgridi?
- Perché domani quando sarai a scuola e la maestra ti chiederà di leggere i tuoi compiti, ti sentirai male e diventerai rosso, rosso e sentirai un dolore al pancino.
- Tutte queste cose per due compiti?
- Vuoi provare e vedere se è vero?
- No, mamma. Credo che farò i compiti!
- Mamma, non voglio studiare linglese.
- Perché?
- Perché è una lingua da stupidi. Con tutti quei versi.
- Sembrano versi a te. Per gli inglesi siamo noi gli animali con tutti i gesti che accompagnano le nostre parole.
- Ma non mi piace. La pronuncia è difficile.
- Un poco alla volta la impari. Proviamo insieme dai.
- Ma mamma. E troppo faticoso.
- E allora non farlo.
- Come no?
- Ma se mi hai appena detto che mi aiutavi!
- Ti aiuto volentieri se vuoi. Ma devi convincerti che ti servirà.
- Per fare cosa?
- Non vuoi andare a vedere il mostro di Lockness?
- Si, Nessie.Quando mamma?
- Quando avrai imparato linglese perché là parlano quella lingua.
- Mamma. Che barba tutte queste regole.
- Quali?
- La grammatica!
- Uffa.
- Quando ascolti qualcuno che chiama lombrello, ombrella o dice: a me mi piace, come ti senti?
- Mi vien da ridere.
- Perché?
- Perché sbaglia.
- E allora perché qualcun altro non dica lo stesso di te, ti convien studiare.
- Vabbeh mamma. Tu la spunti sempre.
Segreti
- Mamma ho un segreto.
- Dimmi.
- Se te lo racconto, che segreto è!
..
pspspsps
- Wow, che bello ma davvero?
- Si, davvero. Però non dirlo a nessuno.
- No. Stai tranquillo
- Mamma, ma il vero segreto è mantenere il segreto o dirlo?
- E condividerlo con qualcuno di cui ti fidi.
- Ah, allora il vero segreto è fidarsi di qualcuno che non tradirà il tuo segreto.
- Già.
Natura fantastica
- Mamma, guarda larcobaleno!
- Si, è molto affascinante
- Come mai non lo vediamo tutti i giorni come il sole o la luna?
- Perché larcobaleno viene sempre dopo un temporale, sono goccioline dacqua che si riflettono al sole e formano una specie di meraviglia, una realtà quasi magica.
- Sembra di essere in una favola.
- Infatti larcobaleno è un gioco del sole con lacqua.
- E un gioco bello ma dura poco. Tra qualche minuto non lo vedremo più.
- Se durasse tanto te ne stancheresti perché il tuo occhio non lo riterrebbe straordinario.
- Hai ragione mamma. La natura sa fare tante cose.
- Si.
La saggezza grigia
- Davide: Mamma, i nonni sono tutti grigi, dai capelli alla barba.
- Mamma: Beh, è letà. Quando arriveremo alle loro esperienze, ne porteremo il segno come loro e si vedrà soprattutto dal colore dei capelli.
- Davide: Il nonno laltro giorno mi ha ricordato che devo mettere i miei risparmi nel salvadanaio. Ma io voglio comprarmi le figurine. Però poi parlando un po con lui mi ha convinto a ficcarli in quel buchino prezioso.
- Mamma: Come ha fatto a convincerti?
- Davide: Beh, mi ha detto questo: Davide, non volevi quella scatola delle lego che costa tanto? E io: si, me la compri nonno?
- Nonno: No, piccolo, la puoi comperare da solo e il tuo acquisto avrà più valore.
- Davide: Ma nonno? Costa sempre uguale! Lo so, mi ha risposto il nonno. Ma per te varrà di più perché sei riuscito a comprarla con il tuo denaro.
- Davide: E come faccio nonno?
- Nonno: Devi risparmiare la mancetta della domenica che ti diamo noi e vedrai che fra qualche mese avrai il denaro sufficiente.
- Davide: Così tanto nonno?
- Nonno: Si così tanto. Però alla fine sarai soddisfatto. Te lo prometto e vedrai che considererai quella scatola, la più preziosa di tutte. Perché sudata.
- Mamma: La saggezza ha un colore ed è quello dei capelli del nonno.
Il viaggio
- Mamma dove stiamo andando?
- Non ha importanza dove andiamo ma ciò che vedi e scopri.
- Uff, incominci con i tuoi misteri, io voglio sapere dove andiamo sennò non vengo.
- Quando ti ho detto che avremmo visto i Castelli della Loira hai fatto il muso ma poi hai scoperto tante cose belle, non solo i castelli ma il paesaggio, i formaggi e il tuo amico Pierre.
- E vero. Non volevo venirci perché mi sembrava noioso ma poi mi sono catapultato nella storia e ho imparato a mangiare il brie e Pierre mi scrive una mail alla settimana raccontandomi i suoi segreti. E un vero amico.
- Lo vedi! Se ti dicessi dove andiamo, non avresti più leffetto sorpresa e le tue aspettative sarebbero di certo deluse, così puoi sognare e immaginare un viaggio fantastico e magari scoprire che la realtà supera la fantasia.
- Immaginerò di essere un cavaliere che ha una missione ma non sa la meta, sa solo che ci saranno ostacoli e pericoli e così assaporerò tutte le novità; scoprirò paesi nuovi e conoscerò tanta gente e vedrò posti che ho visto solo in internet o alla televisione.
- Ecco questo è lo spirito giusto. In questo modo ti divertirai senzaltro e non ti annoierai mai.
La fantasia non è una malattia
- Mamma.
- Si, Davide?
- Sono ammalato?
- No. Sei sano come un pesce.
- La maestra mi ha detto che forse soffro di una cosa strana.
- Cioè? Che cosa ti ha detto?
- Che non sono capace di concentrarmi e che sono iper
- Iperattivo?
- Si, credo che sia quella la parola che ha usato.
- Perché ti avrebbe detto che sei iperattivo? Sei stato un po distratto?
- Beh si.
- Ma tutto il tempo?
- No. Solo mentre raccontava quella che storia che io conosco già. Siccome lavevo già sentita, non mi andava di ascoltarla di nuovo e così mi sono alzato, ho fatto un giretto per la classe, ho saltato un pochino e poi si sono seduto.
- La maestra si è arrabbiata?
- Si, un sacco. Mi ha detto che devo stare al mio posto e che non devo saltare e che devo stare attento a quello che lei dice.
- Su questo ha ragione. A scuola ci sono delle regole che vanno seguite. Pensa se anche gli altri bambini avessero fatto come te, corso e saltato. Come avrebbe fatto la maestra? Come avreste capito la lezione? Come avresti potuto scrivere il bel pensiero che hai scritto? Fammi un po leggere: la fantasia vola con me come se fossi un aquilone appeso al filo del mio balcone. E molto bello. Però la fantasia è libera solo in certi momenti quanto non ha altre regole da seguire. A scuola la fantasia si usa per disegnare e per scrivere bei racconti e belle storie ma non è una scusa per non ascoltare la maestra quando è necessario.
- Ma allora sono iperattivo?
- Senti, quando la maestra ti racconta qualcosa che non conosci, stai seduto?
- Si
- Sei attento?
- Si. Oggi ci ha spiegato che i nomi propri si scrivono con la lettera maiuscola, guarda:
- Michele,. Giovanni, Andrea sono diversi da albero, libro, scuola. Tesoro, non sei iperattivo. Solo non hai ancora capito bene che le regole esistono proprio per essere seguite in modo che tutti possano imparare nelle migliori condizioni e rispettarsi lun laltro.
- Si. Quando cè rumore, io non capisco bene e allora dico di fare silenzio.
- Ecco, vedi: questa è una buona regola che vale tanto quanto non alzarsi e saltare mentre la maestra spiega.
- Ok. Mamma. Ho capito: stare seduti è importante perché così non si disturba lattenzione.
- Bravissimo. Ora fantastica un po se vuoi. E la nostra regola per oggi
.
La sconfitta
- mamma, ho perso la partita.
- Hai giocato bene?
- Beh, credo di sì.
- Con tutte le tue forze?
- Si. Ho corso tutto il tempo e ho cercato di segnare ma la palla era sempre nei piedi dellavversario.
- I tuoi compagni ti hanno passato il pallone? Avete collaborato?
- Si. Cera Andrea che mi faceva degli assist bellissimi ma non volevano proprio entrare in porta.
- E Enrico? Enrico ha difeso la vostra porta?
- Si mamma. Ma quel rigore era imparabile. Neanche un mostro lo avrebbe preso.
- Siete stati uniti in campo ? non vi siete arrabbiati?
- Beh eravamo un po delusi ma poi il mister ci ha detto che abbiamo giocato con spirito di squadra. Che vuol dire mamma?
- Vuol dire che avete capito cosa significa essere sportivi: unirsi davanti alle difficoltà ed affrontarle. Saperle affrontare vi ha fatto vincere.
- Ma se abbiamo perso!!
- Avete perso la partita ma avete vinto lonore
- Cosa è lonore mamma?
- Lonore è essere orgogliosi di sé perché si è dato il meglio.
- Ma non è servito.
- Ti senti deluso?
- Per aver perso si.
- Del tuo impegno?
- No. Ho fatto del mio meglio.
- Ecco! Siine onorato e fiero!
(l'immagine è presa dal sito: )
Lessenziale e il superfluo
- mamma, mi sono accorto che mi manca quel pezzo particolare per finire la mia collezione
- te lo prendo a Natale Davide, ora non è il momento. Hai già tanti gioghi.
- Ma mi serve!
- Ti serve per cosa?
- Per completare la collezione
- La completerai a natale.
- Uffa, non capisci ciò di cui ho bisogno.
- Certo che lo so: tu hai bisogno di nutrirti, lavarti e imparare e di amore.
- Ti sembra che manchi qualcosa?
- Beh
no. Quelle sono le cose che mi rendono felice e vivo, credo.
- E la collezione Lego. Mi serve per farla vedere ai miei amici.
- Quindi non è necessario che tu labbia oggi, vero?
- Suppongo di no. Mi vanterò con loro unaltra volta
.
Cristina Finazzi
Da qui un nuovo ciclo di storie che, se vi piaceranno, diventeranno un nuovo bellissimo libro illustrato. I filosofi si incontrano e si trasformano per restare sempre uguali a se stessi. L'importante è che riflettano anche per noi, risparmiandoci la fatica e regalandoci risposte ma soprattutto domande. La domanda è la chiave della scoperta.
Buone lettura.
Le fiabe della filosofia
Che cosa c'è che non c'è
C'era una volta un signore tutto bianco: aveva i capelli bianchi, la faccia bianca, l'abito bianco, le scarpe bianche, le mani bianche; era così bianco che a volte la luce del sole lo faceva apparire trasparente.
Camminava fra la folla e nessuno lo notava..sarà stato per quel suo sguardo assente e perso, sempre alla ricerca di chissà che. Un giorno un bambino lo notò e gli chiese:
" Come mai ti ho considerato solo ora? Eppure ti sono passato accanto e ho giocato a palla qui vicino e poi ho aperto il mio I-pad e mi sono seduto vicino a te, all'ombra di questo albero e ho sentito il tuo respiro. Solo ora ti noto, perchè sono stato attento e non ero distratto dai miei giochi. Ma tu chi sei?"
"Io sono ciò che appare a nessuno, perchè nessuno mi vede, eppur ci sono. Il fatto è che tutti non riescono a definirmi. Tu ci riesci?".
"Io?"
"Si, tu."
"Io non riesco a definirti ma so che ci sei e questo mi basta."
"Sei un ragazzo in gamba. Noti l'insolito e non sottovaluti l'ovvio. E soprattutto sai andare oltre il limte, non perdendo di vista il tuo (limite)."
"E quale è il mio limite?"
"Non sapere chi sono io."
"Ah si. Però sei qui. Prima o poi ti conoscerò."
"E' stata la speranza di molti e lo sarà di molti altri ancora. L'importante è non perderne il filo. Se lo si perde, si riaggomitola a suo piacere e districarlo diventa impossibile, anche per le menti semplicemente acute come la tua."
Il sole brucia ma l'acqua spegne il fuoco 
Talete, che era un distratto, guardava sempre per aria, tanto che era ammaccato dappertutto dalle botte che prendeva dalla natura. Oggi era un albero con il quale si era scontrato, domani poteva essere un innocuo sasso a tagliargli la strada. Ma intanto che lui passava il tempo a guardare, imparò ad osservare molto in fondo, in profondità dove gli altri non arrivavano e cominciò a chiedersi perché noi siamo, qui, in questo mondo.
Osservò il meraviglioso sole ma si accorse che se questi fosse stato da solo, non avrebbe avuto nulla da riscaldare.
Osservò la verde terra ma si accorse che questa senza il sole, non avrebbe avuto luce e tutto sarebbe stato buio e spento come per le talpe, che infatti sono cieche.
Osservò laria ma capi che senza la terra da rinfrescare e il sole a cui fare il solletico, non sarebbe servita a nulla neppure lei.
Si era scordato di un elemento. Eppure non era convinto che quei tre da soli fossero completi e sufficienti, mancavano di qualcosa. Mancavano del più prezioso. Ma quale era?
Un giorno Talete si immerse in un fiume e allora capì: senza lacqua la terra si sarebbe seccata, bruciata dal vento e dal sole. E tutto sarebbe divenuto polvere. Così si mise a bere fino ad avere la pancia gonfia. Lelemento più importante era lì davanti a lui, così trasparente che non lo aveva notato ma presente e necessario per tutto il resto. Allora disse allacqua: Senza di te, niente sarebbe e niente esiterebbe. Spero che tu non finisca mai.
Talete non sapeva che noi oggi non capiamo il valore dellacqua e il nostro pianeta sta seccando. Forse se raccontiamo questa storia, anche un posciocca, comprenderemo anche noi quanto lacqua porti con se la vita.
Filastrocca pantha rei
- Pantha rei, pantha rei.. è una canzone rap
- Non direi , non direi…è sul mondo che parlerei.
- Che mi dici del mondo tu, che stai sempre con il naso in su
- Già, nel mondo ci sei tu ma non capisci l’amor quassù
- Ma dove è l’amor? qui c’è solo guerra…
- Questà è la terra
Ma, se guardi ben, tutto s’aggiusta
Senza la frusta.
Basta girare in tondo
e si aggiusta il mondo
perché è una giostra che gira
e alla fine tutto fila.
Conta! che conta.
Pitagora e la struttura del mondo
P. Sai contare le uova in un pollaio?
Io. Certo: uno, due, tre....oggi ci sono 7 uova. Ci faccio la frittata e ci sfamo 5 persone.
P. Sai contare il denaro sul tuo cellulare?
Io. Certo. Ho ancora dieci euro; telefono per una settimana.
P. Il tuo cervello conta il battito del tuo cuore?
Io. Certo. Altrimenti si inceppa e io divento un vegetale.
P. Sai contare i baci del tuo amore?
Io. Certo, non mai abbastanza...
P. Sai contare i giorni del passato?
Io. Se ci penso, sì e sono veramente tanti, tutti importanti; ognuno racchiude la sua storia.
P. Sai contare i numeri primi?
Io. No, quelli no. Ma quando avrò imparato, saprò a cosa servono e il mondo avrà i numeri per conquistare se stesso.
Raccogli un sasso e avrai il mondo in tasca!
La matematica misura il mondo
Tanto tempo fa c'era una scuola che aiutava i bambini a cui non piace la matematica. Li metteva a sedere tuti in fila e diceva loro:
.- tu sei il numero 2!
- tu sei il numero 4!
- tu sei il numero 5!
e a ciascuno regalavano un sassolino corrispondente ad ogni numero. Così il 2 aveva due sassolini, il 4, quattro e così via.
Un giorno presero il 4 e gli chiesero:
- Se dividi i tuoi sassolini a metà, cosa ti resta?
- Mi resta l'8.
- e se aggiungi 2?
- divento il 10.
- Bravo!.
Il numero 1, che era monello, faceva sempre i dispetti durante le lezioni; saltava da un numero all'altro, rendendo pari il dispari e dispari il pari e tutti i numeri si arrabbiavano con lui perchè faceva crescere loro una gobba: la gobba del parimpari! Però, se avevano bisogno di mettere una toppa, perchè il loro numero non funzionava (per es. dovevano costruire una fila che era troppo corta o chiudere un triangolo e mancava un puntino o formare una stella senza una punta) chiamavano il monello e lui, che era generoso, correva subito e obbediente tappava il buco e rendeva tutto perfetto.
I bambini capirono che i loro sassolini erano una grande risorsa e che con loro si facevano tante cose: si costruivano figure geometriche ben disegnate, bastava spostare il menollo di qua e di là e tutto veniva a puntino; triangoli, rettangoli e persino piramidi venivano perfette. Bastava che i numeri si mettessero d'accordo fra loro, in armonia. Capirono che potevano riempire scatole di sassi per formare un cubo, gonfiare un palloncino e metterci i sassi per cambiarne il volume e il peso. Misuravano le altezze delle cose mettendo in fila i sassolini fra loro e l'uno stava sempre in cima a tutti gli altri. E se rotolavano giù ...che bel divertimento, scoprirono anche il movimento. Li usarono anche per la musica e compresero che i suoni sono i sassolini che, più o meno grandi, creano onde melodiose.
Infine cominciarono a guardare il cielo e videro le figure di lassù uguali a quelle di quaggù: tanti piccoli sassolini luminosi. Li contarono e capirono che i sassi servivano ovunque, bastava toglierli dalla tasca e potevano disegnare anche l'universo.
Molti li guardavano strano e pensavano che erano proprio dei matti. Ma i bambini continuarono a studiare e divennero maestri. Una volta cresciuti insegnarono i loro segreti ad altri bambini, ma solo i più attenti potevano giocare con i sassi come facevano loro, tenendoli in tasca e togliendoli solo al momento giusto per risolvere un enigma. Del resto i sassi hanno il loro peso e non tutti sanno portarli.
Dicono che le loro idee van di moda ancora oggi e tutti ma proprio tutti si ricordano che il mondo non è solo un pezzo di terra dura, ma è tutto pieno di sassi che possono creare cose meravigliose, basta tenerli in tasca,
Omeomeria, tutto si porta via!
C'era una volta un atomo, Gigetto. Era un tipo magro, magro ma con gli occhi vispi e i capelli a spazzola. In un giorno pieno di fiori vide passeggiare Omeomeria. Si dava un sacco di arie ma era proprio bella, così bella da costringere Gigetto a chiudere gli occhi per non restarne fulminato. Omeomeria continuava a passeggiare, era quasi trasparente, eterea. Se si avvicinava a un glicine ne assumeva i colori iridescenti che si specchiavano nel suo abito diafano. Il sole la faceva risplendere e l'acqua la rendeva liscia; la terra le donava colori ambrati e l'aria la rendeva leggera, leggera. Il nostro atomo non stava più nell'alpha privativo, aveva troppa voglia di conoscerla. Le si avvicinò e sentì subito il suo profumo: sapeva di aria di primavera, di deserto e sole nonché di acqua sorgiva. Sapeva di tutto e Gigetto si sentì completo accanto a lei, così completo che si annullò. Omeomeria lo aveva assorbito. Infatti ora era ancora più bella, si era arricchita dell'amore.
"Dici niente.." Paradossi dialogici
- Che hai detto?
- Nulla.
- Non ho capito cosa hai detto.
- Nulla ho detto.
- E allora non hai detto nulla!
- Sì, nulla ho detto.
- Io non ho capito cosa...
- Perchè non capisci nulla! Infatti io continuo a dire nulla....
Cristina Finazzi
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