3 Dicembre 2009

Social Networking:  spioni e spiati.

Il primo salotto di successo nel quale gli italiani hanno iniziato a spiarsi è Il programma di Maria De Filippi “Uomini e donne”. Un format che funziona ancora oggi molto meglio nel noioso e riciclato Grande Fratello. Qui non si respira la finzione e se si vede, gli italiani chiudono gli occhi perché si parla di sentimenti e il melodramma è fra i nostri cult. Malafemmina cantava Totò e chi si dimentica le scene romantiche degli ultimi film “Tre metri sopra il cielo” e compagnia. Non resistiamo, il sentimento accompagna la nostra storia e il nostro essere italiani. La canzone napoletana è venduta in tutto il mondo. Gigi d’Alessio è amatissimo e prima di lui Nino d’Angelo. Mi ricordo ancora il mio ragazzo del mare che mi disse, quando avevo 18 anni: “Facciamo un jeans e una maglietta?”, parafrasando il film dove un biondo e magro Nino faceva il protagonista. Fra questi film ce ne sono di buoni e meno buoni ma non è ciò che conta: noi amiamo i sentimenti e se vediamo quelli degli altri ne godiamo. E’ una sorta di catarsi collettiva e benefica. Amiamo , piangere, ridere e innamorarci anche di una storia e di una vita che non ci appartengono perché è come se proiettassimo la nostra. Apriamo la pagina di facebook e leggiamo quanto è sfigato questo e quanto è felice quello. E spesso ci soffermiamo a pensare perché il tale e tal l’altro hanno scritto quella frase, pubblicato quel video, mandato quella notizia, creato quel gruppo. Ci vestiamo della vita degli altri e così arricchiamo la nostra. Questo però denota un allarme sociale: la nostra vita è vuota. Ho letto che una signora spense volutamente facebook per una settimana e si accorse che aveva l’amica, vicina di casa, con la quale non parlava da anni e ci andò a bere un caffè e riscoprì che era simpatica e ci fece una passeggiata al parco prendendo il sole all’aria aperta. Cose concrete che riempiono, molto di più di un caffè o una coccola virtuale. Spioni siamo diventati ma sempre più soli. Per questo siamo le vite degli altri ed entriamo in relazione con esse. Perché la nostra è nucleare o addirittura mononucleare. è l’esasperazione del single. Ci si lascia anche spiare ma  è un’arma a doppio taglio, gli altri entrano nella nostra vita anche là dove noi non vorremmo: nei sentimenti più profondi. Prima si bussava alla porta; ora si trova tutto on line. Fruito immediatamente e per questo non bastevole perché troppo, troppo breve e troppo, troppo astratto…

Profilo di Facebook di modalogia...


5 ottobre 2009

Dì (pure) Ciccione!
 
Ciccione è un'offesa? Le ultime sfilate hanno promosso Bèlene a pieni voti e magra non è e piace soprattutto agli uomini. Ciccione! Avranno detto di chi ha le curve ma è bene averle perchè il sesso altro apprezza, eccome!
Dimmi pure ciccione. Non mi offendo e ti trasformo la parola in qualcosa di chiccoso.
Giochiamo? Se divido Cicci(o)ne, semplicemente mettendo fra parentesi la (o), diventa:"Ciccio è il numero uno (Ciccio - one)"; nel senso che dobbiamo fare diventare la ciccia non l'assillo dei nostri pensieri ma il vanto perchè la curva fa sbandare, sempre! Oppure trasformiamola in un'esclamazione, del tipo:"Cicc - io - nè!! Che significa:"Io sono ciccione e me ne vanto, perchè mangio e non mi assillo per un chilo che è un gingillo. Oppure facciamone un anagramma  forzato: "Cin io!, cioè: salute a me che sono ciccio e bello". Non si chiama così una delle bambole più famose al mondo? Ma Quali Bratz! Stringere un bambolotto o una bambolotta è sempre una goduria, ce lo insegna Valeria Marini.

8 dicembre 2008

La filosofia nel fluire multimediale

Ritengo che la multimedialità sia un ottimo mezzo di diffusione, di fruizione e di interazione.
Diffusione: raggiungibile da tutti coloro che usano il computer, internet e i motori di ricerca. Per esempio se si scrive in un motore di ricerca fra quelli più in uso l'espressione: filosofia della moda, appare, con orgoglio della sottoscritta, il sito di Modalogia, filosofia della moda, primo in Italia ad occuparsi di questa disciplina. Si può aggiungere, oltre alla diffusione, l'innovazione sia nell'informare che nel fruire di ciò che si trova pensato e scritto on line.
La fruizione è complementare alla diffusione: io fruisco del contenuto multimediale, se esso è presente on line, se il motore di ricerca lo trova, se quindi il mio contenuto è ben indicizzato.
La vera novità del multimediale si trova però nell'interazione: io fruisco di un'informazione e posso interagire con il testo e l'autore, leggendo, commentando, dialogando con chi scrive anche on line, anche in simultanea (dipende dal mezzo impiegato). Posso chiedere chiarimenti, produrre obiezioni, creare discussioni., Meraviglia dell'ermeneutica e sua evoluzione tecnologica, il multimediale permette un dialogo fra autore, testo e lettore che prima non era mai stato così diretto. Se Gadamer avesse avuto un blog, ne sarebbe uscito un nuovo "Verità e metodo - 1960" e lui, che si è fermato alle interviste, ne sarebbe rimasto entusiasta per l'immediatezza e l'interattività. Con i nuovi mezzi si stabilisce un fruire reciproco di notizie e informazioni fra lettore e autore che serve a tutti: a chi scrive per comprendere la validità di ciò che si è scritto e si voleva comunicare, per chi legge: che trova nell'interazione un completamento della comprensione.

 

16 novembre 2008

I veri outlet stanno qui

Andare per le vie del centro e passeggiare davanti ad antiche vetrine, percorrendo strade che una volta furono di cavalieri erranti che vi trovavano viottoli di fogne open air. Vedere come la città cambia. Dal lusso ostentato degli anni '80, al minimalismo chic degli anni '90, all'essenziale degli anni 2000, tutto uno sconto. Non si deve cercare l'outlet per trovarlo, si trova qui tra le vetrine del centro, dove i negozianti strozzati dalla carestia e puniti dagli eccessi del cambio lira/euro degli esordi si barcamenano tra una saldo fittizio e un'offerta reale per campare. E noi, comuni mortali che abbiamo a che fare con la misera paghetta che il Dottor Brunetta ci concede andiamo volentieri a comprare nelle città del medioevo perchè lì non solo trovi un buon caffè e ti siedi in un angolo con gli squarci meravigliosi che solo il nostro paese ti sa dare ma puoi trovare anche la Biblioteca aperta e sapere che sta lì fin dal '600 e assapori quanto anche nella cartografia e nella scrittura noi abbiamo sempre eccelso e il made in Italy non è ancora morto.

 

18 ottobre 2008

Caccia alle streghe

Esiste ancora oggi la caccia alle streghe? Abbiamo bisogno di capri espiatori per anullare i nostri peccati? Di demoni per sentirci angeli? Credo che i demoni odierni siano subdoli, interiori. Identificarli è difficile, sono mali dell'anima che emergono e vengono sublimati nell'odio per il politico o per la conduttrice avvenente. Credo che siano demoni che esprimono il nostro perfezionismo, il nostro eccessivo edonismo. L'assenza di tabù ha creato nuovi tabu': non si puo' essere brutti, non si puo' essere poveri. Ma siamo normali: spesso brutti e spesso poveri. se poveri significa condurre una vita normale dove al mattino ti alzi, porti i bambini a scuola, vai al lavoro, torni a casa, fai le faccende, giochi al pc e vai a dormire. La vita sopra le righe della real tv è finita; dobbiamo rendercene conto e smetterla di ritenere quel mondo normale perchè non lo è e non sta più in piedi neanche con se stesso. Ha bisogno di trascendere in continuazione, ha bisogno di continui colpi di scena. Chi si ricorda Cristina del Grande fratello?  Chi si ricorda i vari concerrenti della Talpa, quelli di Amici? chi si ricorda Miss Italia? Tutte icone di un mondo finto che non esiste, che non ci aiuta più nemmeno a sognare perchè noi oggi ci  siamo evoluti, sogniamo via web. Ma alla fine sogniamo sempre le stesse cose a vedere quello che scriviamo: un anoglo di felicità. Aveva ragione Leopardi a dirci che essa è effimera e infinita solo nel nostro cuore, il quale non ha perso il vizio di credersi invincibile e di poter sognare l'amore e la vita e un mondo migliore come canta Battisti e come sognano quei pochi americani che credeono che Obama vincerà le elezioni. Ha dietro di sè un demone vecchio e furbo: chissa se lo lascerà in pace....

 

23 maggio

Per una blogosfera migliore

del  mio amico Imperatore

Consigli pepati per una blogosfera migliore (forse!)

Errori da non fare o almeno da fare con consapevolezza (delle conseguenze: critiche e sbeffeggi)

Consigli per una vita in community più vivace e meno autoreferenziale.

 

1.  Se tu, blogger, riempi il tuo blog di spam, rimani poco interessante anche se fai 1000 entrate al giorno, quindi puoi anche evitare di montarti la testa.

2.  Mettiamo che sempre tu, o mio blogger, scrivi un post, quindi vai a prenderti un coffi e quando torni trovi 10 commenti al tuo post. Perché rispondi con altri 10 commenti? Non basta uno per tutti? E poi per cosa, rispondere a monosillabi o con una faccina? Morale: meglio 11 commenti puliti che 20 commenti sporchi.

3.  Se entro in un blog, mi piace vedere subito se c’è un post nuovo, non voglio fare chilometri con il cursore per scendere in fondo alla pagina.

4.  Se sei frustrato perché non ti senti considerato sul lavoro, o perché non trombi abbastanza, o perché stai perdendo i capelli, o perché sei sovrappeso, o perché nessuno si fila il tuo blog (o per tutte queste ragioni insieme), buttare merda sui blog degli altri non ti farà sentire meglio.

5.  Il commento non è moneta di scambio: ricambiarlo è semmai cortesia, non certo un obbligo. Si dovrebbe commentare per il piacere di lasciare un segno di simpatia o, più in generale, di interesse al blogger, non perché ci si aspetta un commento in cambio.

6.  Il blogger è libero di rispondere o meno ai commenti: ciò sarebbe scontato, se recenti episodi stylosi non provassero il contrario.

7. Un blog con tanti commenti non è necessariamente un blog molto commentato. Infatti una cosa sono i blog (cioè: tracce/diari/articoli messi in rete, a cui possono eventualmente seguire i commenti dei lettori) e una cosa sono le chat (cioè: due persone, o al più un limitato gruppetto, chiacchierano on-line del più e del meno). Esistono centinaia di chat, c’è msn: ogni cosa al suo posto.

 

Lascio a voi ogni riflessione possibile, è bene farne!

 

14 maggio 2008

“Ciò che va di moda diviene moda quando incontra la stoffa.”

Una volta facevano footing in tre gatti, ora si chiama running e tutti gli corrono appresso: dallo stilista al fabbricante di scarpe, alla ditta tecnologica che misura i passi e al mondo musicale che gli ha affiancato la musica ambulante dell'i-pod. E' così una sana abitudine si trasforma in fenomeno di moda e si massifica divulgandosi come modello sociale. Pensate all'evoluzione che ha subito l'andare in bicicletta a canna del fidanzato con la gonna a ruota che svolazzava ad ogni colpo di vento e rendeva la donna il più piacevole oggetto del desiderio. Ora se non lo guardi in faccia fatichi a distinguere il ciclista uomo dal ciclista donna. Sono entrambi abbronzati, palestrati, rasati e  piatti....A volte la moda omologa all'eccesso.

 

28 aprile 2008

L’atleta e la sua grupie

Nello sport troviamo un modello del passato che si rinnova

Ho già parlato altrove del tifo. Come al solito mi concentro sul rapporto che sussiste fra atleta e il suo mondo e sulla relazione che si crea fra l’atleta e chi dialoga e interagisce con lui. Ho notato che soprattutto nel mondo del calcio e in maniera meno evidente in altri sport come il ciclismo, l’automobilismo e il motociciclismo l’atleta è seguito da un tifo particolare, quello della grupie.

Rubo il termine alla musica per definire una fan che entra nella vita privata del suo eroe e stabilisce con lui un dialogo intimo che va al di là della sua presenza sul campo di gara e del suo ruolo di incitatrice. Parlo prevalentemente al femminile perché è un fenomeno, quello della grupie sportiva, che secondo me si manifesta solo in presenza di atleti maschi. La grupie è una donna ed assume alcuni stereotipi femminili duri a morire: è il bell’oggetto accanto all’idolo. Non me ne vogliano le tifose che leggeranno perché non mi riferisco a tutte le donne ma solo ad una tipologia e perché se osserveranno il mondo che frequentan , si renderanno conto che questo che descrivo è un fenomeno in evoluzione e presente nei luoghi sportivi. In evoluzione perché la grupie è spesso ora come allora una testa pensante, non solo un oggetto e usa sé come oggetto piuttosto perciò la grupie non solo si organizza ma segue e programma la propria attività di fan divenendo essa stessa fenomeno di moda accanto a chi è oggetto di comunicazione: l’atleta. In evoluzione perché la grupie da spettatrice passiva assume spesso il ruolo di consulente e compagna dell’atleta a lei vicino.

Perché si verifica il fenomeno grupie-atleta? Quali connotati evidenzia tale relazione? Proviamo a rifletterci. Innanzi tutto la grupie e non le grupie: una sola persona segue accanitamente il suo eroe e spesso condivide con lui vita pubblica e privata. Può essere una fan che poi approfondisce la relazione al di là del campo di gara o una persona conosciuta privatamente che diviene la prima fan dell’atleta, colei che ne condivide gioie e dolori in campo e fuori. Poterebbe essere semplicemente la sua compagna di vita e spesso ciò accade. Ma la grupie nasce con altre esigenze che accompagnano sia lei che colui che gode delle sue attenzioni. La grupie vede nell’atleta l’oggetto del desiderio; l’eroe che vince in battaglia e la fa sognare. La componente erotica di questo rapporto è molto forte e sicuramente molto piacevole per entrambi: lei si identifica nell’eroe vincente, lui ha il suo trofeo da esibire. La grupie diviene essa stessa oggetto del desiderio dell’atleta che con lei stabilisce un dialogo prevalentemente corporeo; esso si basa sugli sguardi e le intese sul campo di gara e sul contatto fisico fuori dal campo. Ciò non esclude una relazione più stabile e meno carnale ma il tutto parte dal corpo. Il senso del possesso prevalentemente maschile viene sfogato dall’atleta grazie al possesso della grupie, essa incarna nello stesso tempo la donna oggetto, ideale maschile, la donna trofeo. D’altra parte la grupie sportiva ama il suo eroe, lo apprezza proprio perché modello vincente, anch’esso, se vogliamo, da esibire come trofeo e il gioco delle parti si inverte: tu sei il mio oggetto e io sono fiera e godo delle tue prestazioni che io non riesco a raggiungere non voglio raggiungere, le vivo attraverso il tuo gesto atletico che diviene eroico e quindi da mitizzare e esaltare. Tu godi della mi bella presenza e te ne vanti quasi io fossi una continuazione della vittoria che dal capo si porta fuori campo. Se la relazione fra i due si stabilizza e il dialogo si approfondisce il ruolo di grupie è terminato e lei diventa la donna del campione.

 

 

 

4 aprile 2008

Il negozio virtuale

Vetrina home page, reparti link, modelle virtual, prova on line (che consiste nel guardare e vedere se più o meno si indovina il colore e la taglia e il tessuto). Il tutto arriva at home con un bel packaging con tanto di marchio e scritte identificabilissime e di autista esotico che confidenzialmente da del tu anche a mia nonna e dice ciao quando sgomma via.

I vantaggi? Sei seduta a casa tua e guardi tutto in santa pace senza commesse assillanti dietro l’orecchio e l’occhio che ti guardano male se hai la tuta (io giro spesso in tuta. Esperta di moda acquisto molto ma indosso poco) e poi valuta (sbagliatissimo, pretty woman docet) in base all’abbigliamento il tuo portafogli. Uno non compra in base a quanto ha ma a quanto desidera spendere (regola d’oro del marketing d’accoglienza , ma pochi , molto pochi lo sanno). Gli svantaggi? Non puoi toccare e la sensazione tattile rimane ancora una delle più importanti per valutare la qualità di un prodotto che va indossato e quindi non solo abbellisce il tuo corpo ma lo dovrebbe coccolare.. Il tatto nella moda è importante tanto quanto la vista: La vista delimita la passione e l’innamoramento verso un capo, il secondo asseconda il giudizio razionale che soddisfa il desiderio di qualità e quindi di reale valore di esso. I sensi hanno un loro ruolo nella moda: non sottovalutiamoli.

 

25 marzo 2008

Bellezza, concetto in movimento?

io credo che la riconosciate tutti e non abbia bisogno di presentazioni. Come lei altre, non meno belle e non meno famose. In comune hanno la stessa epoca di gloria: gli anni '50; sono fra le altre Sofia Loren e Marylin Monroe per fare due nomi ma ce ne sarebbero altre... La loro bellezza è similare: vita stretta e seno alto; fianchi prorompenti. Non va più una bellezza così? Se pensiamo ad attrici come   Kate Winstlet e alla nostrana Sabrina Ferilli dovremmo affermare che vanno eccome e che soprattutto piacciono ai signori uomini. La bellezza odierna sembra privilegiare il lato effimero di sè nonchè quello etereo mentre la bellezza di questa foto è tutta carnale. Sarà che quei vestiti rendevano belle tutte e quest'estate potremmo tornare a giocarci anche noi. Però seppur Sandy aveva un fascino da ragazza della porta accanto, la Gina nazionale era una bomba. Che dire: difficilissimo non esplodere in passione e desiderio. La discussione potrebbe essere chiusa ma voglio invitarvi a una riflessione: la bellezza è seduzione? Oppure altro......

 

20 gennaio 2008

Il valore delle chat

Le chat vanno senz’altro di moda. In tutte le community, degne del nome, esiste una chat che permette dialoghi e conferenze, permette messaggi vocali addirittura chiacchiere on line come al telefono con la propria voce e con il viso dell’interlocutore se si possiede la tecnologia adeguata, una webcam e un microfono. Tutti sono affascinati dalle chat: si parla di tutto con tutti. Si socializza comodamente seduti davanti alla tastiera e si chiude quando si vuole. Ma è proprio così? Se si decide di frequentare un ambiente chat bisogna sapere che si puo’ essere contattati da chiunque anche da chi è solo e cerca due chiacchiere in compagnia e da chi è lì solo per rimorchiare. Se non si ama il rimorchio è meglio evitare la chat perché prima o poi arriva ed è difficilissimo scaricare qualcuno dopo averlo comunque invogliato a rispondere con le semplici norme della cortesia (a un saluto si risponde con un saluto). Nelle chat come in ogni forma di socializzazione prevale il buon senso che guida il buon uso del mezzo impiegato: si usa quando è piacevole o necessario e non quando diviene fastidioso. Ricordarsi questa semplice regola salva il valore della chat.

 
7 gennaio 2008
Saldi? Soldi!!!!
Chi non si lascia affascinare dai saldi? alzi il mouse! Il mio è in prima line (giochetti di parole). Ma sono proprio sempre saldi?   O sono un modo perché se ne vadano i soldi? Io credo più nella seconda risposta e in un periodo di Magra come questo ne sono sempre più convinta. Molti negozi hanno iniziato a proporre svendite molto prima dell'inizio dei saldi, mentivano allora o mentono ora? Nessuna delle due risposte. Cercano di sopravvivere. In un mercato dove la concorrenza si fa sempre più agguerrita e dove la domanda è notevolmente inferiore all'offerta, l'economia insegna, i prezzi si abbassano fino a divenire convenienti. E allora mi chiedo: la cresta era molto alta prima o veramente il commerciante non ci guadagna? Lascio ai commercianti la risposta. Io penso che i nostri portafogli, già vuoti dopo Natale, non abbiamo molto da offrire ai saldi perché   ci servono i soldi.

 

17 dicembre 2007

Il dietro mondo virtuale

ProtectionSi fa tutto on line: dai regali al saluto veloce, all'insulto. Il virtuale ci sta soppiantando e diminuisce il senso del relazionarsi concreto che implica un rispetto e un'educazione maggiore, diversa perchè vista: guardata e giudicata. On line tutto è lecito: dal sesso virtuale alla satira altrettanto virtuale, tanto l'avatar ci protegge, è il nostro scudo. Molto sostengono che il blogger si rivela anche dietro una maschrera, è vero. Ma ciò che vedo io è un mondo che si nasconde ditero a un altro mondo. Il dietro mondo che Nietzsche aveva visto nella metafisica noi lo costruiamo in rete e ci protegge soprattutto da noi stessi.

 

1 dicembre 2007

Inflazione cinese

Esiste la moda cinese? Per il momento mi sento di dissentire, almeno per quello che vedo qui in Italia nelle nostre città. Esiste però un mercato cinese, fatto di articoli regalo, abiti, borse e scarpe. Di qualità? A volte si, spesso no. Quando è di qualità, quando si bada al tessuto, per esempio si usa la seta in sciarpe e foulard che però non sono più di moda e quindi accantonate. In qualche capo di maglieria ben cucito e ben confezionato, in qualche pantalone. Per il resto si bada molto di più al prezzo basso a discapito della qualità e ai margini della legalità (sia per i lavoratori coinvolti nel processo sia per i componenti chimici utilizzati. Ma l’inflazione cinese avanza; nel giro di pochi anni si aprono negozi, supermercati, piazze di mercato colorate dai loro prodotti, dai loro corpi minuti e dalla loro incomprensibile lingua. Che percorso hanno di fronte? Resisteranno? E noi dobbiamo preoccuparcene? Direi che l’inflazione cinese ha due vie davanti a se: partire dal basso per salire la scalata della qualità e offrire prodotti buoni ma a prezzi più elevati per equipararsi al mercato italiano o continuare a produrre merce scadente o di media qualità a basso prezzo. Ma ciò non durerà perché la concorrenza probabilmente aumenterà e le questioni sociali emergeranno pure per loro (maggiori diritti ai lavoratori implicano più costi) . In più hanno l’italian style come modello che non è ancora morto e ritengo abbia   parecchia strada davanti perché anch’esso per sopravvivere ha ridotto i prezzi ma ha mantenuto la qualità. Preoccuparci?   Ignorarli sicuramente non è utile a nessuno, sono un fenomeno di mercato e per questo vanno studiati e temuti perché concorrenza agguerrita. Chissà che la strada non sia una commistione di interessi. Usare la loro capacità lavorativa e il nostro stile. Una nuova joint venture? Possibile che nessuno ci abbia ancora pensato? Fatemi sapere, se leggere questo articolo!

 

15 novembre 2007

La bottiglietta di acqua

 Acqua, bene prezioso. Noi italiani lo abbiamo capito alla perfezione tanto che giriamo irrimediabilmente con la nostra dose di nettare degli umani, lasciando a Bacco quello degli dei. Se osservate, vedete la bottiglietta che spunta dallo zaino, dalla borsa della signora, in classe, alle conferenze, sul tavolo dell’ufficio. L’acqua è per tutti. Democratica come sempre. Non distingue status e gradi. Si rivolge al popolo. Bevete gente bevete, per parafrasare un detto famoso. Ma come sempre questa sana abitudine sarà solo una moda e passerà come tutte le mode. E non vedremo più le nostre magiche bottigliette dappertutto. Ma nessuno ha pensato ad un fatto banale ma importante. E’ educato bere sempre in faccia agli altri, sorseggiando a canna dalla bottiglietta? Per quanto depuri l’organismo, deturpa lo scenario di chi è obbligato ad osservare.acqua

 

18 ottobre 2007

Esiste ancora la memoria?

In un mondo vorticoso, fatto di immagini e virtualità dove tutto è veloce ed effimero la memoria e il suo valore sfuggono. Trasportati dalle immagini ci dimentichiamo di rifletterci sopra in maniera adeguata ed anche un’immagine forte (la modella anoressica di Oliviero Toscani) passa nel bagaglio dell’oblio dopo aver fatto chiasso dentro e fuori la rete. Il senso della memoria ci viene tramandato dalla storia ma ne stiamo sempre più perdendo il senso e il valore perché troppo acchiappati dal presente nel senso che non solo ci piace ma ne siamo sopraffatti. Siamo coinvolti in una dimensione che ci assorbe appieno sia per mancanza di tempo che di spazi adeguati adibiti all’uso della memoria. Uno dei luoghi dove la memoria è ancora un valore è   la scuola ma ci sono studenti sempre più proiettati verso il futuro, ottimi internauti, e sempre meno rivolti al passato che non comprendono perché sentono così lontano da loro. Una tradizione orale non esiste più. I nonni di questi ragazzi non sono più vecchi abbastanza per aver vissuto ed assaporato i momenti tragici della nostra storia sulla loro pelle. Però recuperare il valore della   memoria è sempre più un esigenza formante le coscienze dei nostri futuri uomini.

 

27 agosto 2007

Co.co.co....dè!

Non è il verso della gallina con un salto, no. Co.co.co nella rete e nel mondo del lavoro è noto come prestazione a contratto senza alcuna speranza per il futuro. Certo la legge giustifica tale contratto come necessario per abbassare costi, garantire flessibilità e assicurare professionalità. Ma sarà sempre così? Investire per ottenere guadagni è uno dei modi migliori per riuscire in un progetto di qualsiasi tipo e investire significa investire tempo e risorse nella ricerca e nello sviluppo. Ma le risorse umane non sono necessarie? E' meglio pagare poco ora e avere uno scarso risultato o pagare un po' di più e avere un risultato migliore a lungo termine? Il precario si stanca del precariato e se trova una gratificazione migliore se ne va..e allora il poco investito ha ben poco fruttato. Il   lavoratore con un contratto più decente - non dico il lavoro fisso che puo' anche essere visto come modello superato in molte strutture   -   ma un contratto di prestazione che offra maggiori garanzie, per esempio un contratto a progetto, puo' gratificare chi lavora e chi riceve la prestazione...nel primo caso perchè si sente di avere uno scopo che non sia solo sbarcare il lunario e nell'altro si ottiene qualcosa di iniziato e finito che puo' anche essere rinnovato. Nella società random in cui siamo dove la precarietà riguarda ormai tutti i settori: il lavoro, la scuola, la famiglia, il vissuto, l'essenza (non si sa più chi si è, dove si vuole andare ed arrivare, si definisce se stessi in base alle mode del momento senza fermarsi mai piu di tanto a riflettere perchè è faticoso e dispendioso e inutile in questo mondo che tanto riconosce solo l'apparenza) si dovrebbe incominicare a ritrovare stabilità. Perchè non partire dal lavoro? Sembra il meno, si è parlato di società precaria e di valori precari ma se l'esitenza è soddisfatta dal punto di vista della gratificazione lavorativa e sociale poi si riesce a pensare anche al resto ...meglio. Facciamo ricordare il co.co.co ....come l'inizio del verso della gallina e non come la precarietà che diviene   modello di vita.

 

6 giugno 2007

May   I call you?

Oggi per telefonare è meglio chiedere il permesso. Il telefono da oggetto di reperibilità è divenuto sinonimo di irreperibiltà.

"Ti mando un mex. -

Ok. poi ti rispondo. Magari domani. -

E'   divenuto il mezzo della non comunicabilità, del messaggio breve, dell'italiano asintattico, del verbo veloce o addirittura del non verbo, pensate agli mms: un'immagine impregna la mente molto di più di un pensiero scritto. Il problema, che molti hanno sollevato, è quello dell'assenza di pensiero: l'immagine non fa pensare, emoziona. Però così non si comunica a sufficienza e il messaggio risulta spesso ambiguo e quindi di difficile decodifica.

Un es?   - Mi sono innamorato di te -

è molto più chiaro diretto del'immagine di un cuore che galleggia sospeso   nella magia di un'immagine flash che significa tutto e niente. Nella società sfuggente di oggi l'immagine è sicuramente più confacente però resta la difficoltà e l'ambiguità della comunicazione che impedisce relazioni chiare e rapporti sinceri. Si ha forse troppa paura di relazionarsi, di legarsi e di definire per cui l'immagine aiuta sia a dire che a non dire, si sceglierà in un secondo momento quale direzione prendere. Il rischio? Che l'altro prenda una nuova strada più chiara e diretta, magari andando sotto casa e cantando una serenata....alla vicina.

 

24 Aprile 2007

Oltre Cocoon

Avete presente Cocoon dove i vecchi diventavano giovani?  

Preistoria. Adesso c’è la vita oltre la morte, almeno come prospettiva. Ma da che mondo e mondo si è creduto in una vita nell’al di là - mi direte? E si, ma io non parlo di vita nell’al di là ma di vita qua su questa terra. E’ l’ipotesi di uno scienziato, l’americano   Robert Ettinger, il teorizzatore della crionica che ha fondato l’omonimo Cryonic Institute. La crionica è una scienza che si basa sulla tesi ancora da dimostrare, che l’uomo una volta ibernato potrà risorgere come Lazzaro ma senza Gesù. Il miracolo sarà compiuto dalla scienza e si basa sul concetto semplicistico che qualcosa di rotto si puo’ aggiustare e quindi ci si fa ibernare – dopo morti - e nel momento in cui gli scienziati capiranno come si fa ad aggiustarci si potrà tornare in vita. E’ un miracolo? Per il momento solo pura teoria ma intanto c’è già la lista degli speranzosi, di quelli che sostengono di non aver nulla da perdere, tanto si è già morti - mal che vada lo si resta. Io non la vedrei così facile e se invece il nostro scienziato o chi por lui (si ipotizza che la cosa si farà ma fra 50 anni e lui sarà già morto e sepolto, è già sull’anzianotto: 89 anni)   ce la facesse e ci rimettesse in vita ma con qualche imperfezione? Si sa: i primi esperimenti non riescono sempre bene e potremmo risuscitare sordi oppure ciechi. Se ciò non ci divertisse? Potremo praticare l’eutanasia? In Italia? In clero avrà rivisto le proprie posizioni in merito? Potremo farci degli occhi nuovi con microcips. E se si inceppano, che facciamo? Corriamo al laboratorio di riparazione più vicino? Chi ci porta? Un altro morto redivivo che magari non cammina più perché gli si è inceppata la gamba meccanica? E poi ha calcolato il nostro signore il cambiamento etico e sociale che avverrà da qui a 50 anni? Saremo in grado di   affrontarlo? Ci piacerà la nuova società? E se non ci fossero più case ma solo abitazioni volanti perché la terra nel frattempo si è surriscaldata troppo e ha reso invivibile l’atmosfera? Avremmo noi una proprietà siffatta? Ci sarà garantita? E il lavoro? Come faremo a vivere? Chi ci manterrà? I nostri figli che magari saranno già morti senza scegliere di ibernarsi? 0 i nostri nipoti che magari non ci hanno nemmeno conosciuto?

2 aprile 2007

Vivere in un blog

NON SONO PIU' DI DUE MESI CHE HO IL MIO BLOG e ci sono già molto affezionata come se fosse una mia creatura e in parte lo è: io lo gestisco, io pubblico, io ricevo commenti e messaggi, io vivo nella comunity. Nel mio blog sono l'assoluta protaginuista, la regina incondizionata. Il blog ti fa quest'effetto, ti lega ad un mondo virtuale dove ci sono persone che sono simili a te e che cercano qualcosa come te, con le quali tu comunichi quando e come vuoi con un semplice clic. Il blog diventa una mania perchè vincola le tue mosse: se sei inserito in una community, devi rispettarne le regole: pena l'emarginazione e l'esclusione: nessuno ti visita più, nessuno più ti commenta e la tua vita nel blog è finita. Quali sono i vantaggi di un blog? Puoi esprimere te stesso liberamente senza freni etico-sociali. nessuno sa chi sei: ti puoi inventare un personaggio che ha regole diverse da quelle che hai sempre rispettato: l'unico vincolo è piacere ed essere letti sennò il blog non ha alcun senso d'esistere. Il mondo virtuale ti permette di falsificare la tua persona e di giocare con te stesso. Ma attenzione: questo ti vincola perchè sulla scena sei legato al personaggio e se lo tradisci vieni smascherato. Ciò puo' essere positivo se vuoi che scoprano chi realmente sei ma negativo se il tu reale è meno interessante del tu virtuale. Il prezzo? Una fatica estrema a mantenere una parte che non è la tua. Il rischio: lo sdoppiamento della personalità e il preferire la realtà virtuale a quella reale; quando torni alla tua vera vita sarai sempre frustrato e insoddisfatto.

Per visitare il blog: http://modalogia.style.it

2 marzo 2007

C'è una cultura in Italia?

Ho letto l'editoriale di Alberoni sul Corriere del giorno 26 febbraio 2007   che denuncia la morte della cretività in Italia e quindi della cultura. Siccome è un sillogismo che condivido: se non ci sono idee, non c'è arte, non c'è cultura e un paese muore mi sono fermata a leggerlo. Man mano che leggevo però e incontravo nelle citazioni dotte i maestri del passato mi chiedevo: ma è davvero così? E' vero che la cultura italiana e quella europea sono morte a mero vantaggio delle culture extracomunitarie? Non è semplicemente il fatto che siamo in un mondo globale e quindi è normale che autori arabi e cinesi abbiano presenza mentre solo 20 o 30 anni non ce l'avevano? E' proprio vero che l'Italia è fatta solo di talk shaw e di reality? Io non credo. Forse mancano le idee ma secondo si stanno creando e verranno fuori. Del resto una società destrutturata come la nostra deve ricostruirsi e per farlo ha bisogno di tempo. Comunque io credo che Alberoni non dovrebbe solo pubblicare on line ma anche farsi un giro tra i vari siti e associazioni culturali presenti in internet che spaziano dalla filosofia all'arte, al teatro e al cinema e guardarli con attenzione.. magari qualche nuova idea la si trova. Io potrei suggerirgliene alcuni ma voglio che sia lui a cimentarsi con le nuove tecnologie che sono il veicolo primo attraverso cui passa la cultura italiana oggi.

19 febbraio 2007

“O Solitudine! Tu , patria mia, solitudine!” scrive N. nello Zarathustra.

La solitudine è amica cara degli spiriti eletti che faticano a sopravvivere fra i mediocri, a confrontarsi forzatamente con loro in relazioni più o meno vere o durature.

La massa che li circonda a partire dall’ambiente familiare fino ad arrivare alla società li rattrista perché ogni parola o gesto sono spesso travisati nel loro senso più vero e nelle loro reali motivazioni.

E allora il solitario si stanca e si ritira in un soliloquio con sé che per un po’ seda la sua sete di apertura verso gli altri.

L’uomo è un animale sociale e non riesce a stare a lungo solo, il confronto con l’altro è necessario perché come dice Hegel permette di conoscere più a fondo anche se stessi.

Allora il solitario , se trova un’anima affine, gode , è ebbro   di gioia perché finalmente c’è qualcuno con cui può dialogare , confrontarsi alla pari comprendere ed essere compreso. Ma se l’anima affine lo delude, gli volta le spalle o chiude il rapporto, allora per il solitario quella è una ferita mostruosa perché si era aperto a chi riteneva degno di fiducia e di lode, a chi era come lui alla continua ricerca di un senso. Il traditore si allontana e il solitario torna in sé e la prossima volta per aprirsi all’altro farà sempre più fatica, avrà sempre meno fede, perché anche colui che era ritenuto degno non lo è stato, non lo ha capito.

Al solitario resta il suo amico più fedele: se stesso. Con se’ si troverà sempre bene e sempre in sintonia. Ma quando l’altro busserà alla sua porta il solitario gli aprirà? O preferirà la via oscura della notte dove non vi è altri che sè e dove soprattutto manca il completamento di sé che solo il confronto con l’altro può donare?. Nei rapporti di amicizia e   di amore il solitario cerca sempre un completamento di sé, ma tale completamento deve essere degno, altrimenti il solitario chiude tutte le porte e trova rifugio solo nell’abisso della propria solitudine.

 

8 febbraio 2007

Solo San Valentino?

La storia del santo risale a un tentativo fatto da parte della chiesa cattolica di modificare un rito pagano per la fertilità (uomini e donne restavano accoppiati per un anno finché il rito della fertilità non si fosse compiuto come dono al Dio Lupercus) in un rito cattolico per celebrare l’amore fra gli uomini e l’amore degli uomini verso Cristo. Valentino nel 270 d.c., considerato vescovo amico dei giovani innamorati, fu decapitato da Claudio II perché tentò di convertirlo al cristianesimo; la leggenda aggiunge che mentre era in prigione si fosse innamorato della figlia cieca del custode e le avesse fatto riacquistare la vita con un miracolo grazie alla sua fede in Cristo.

Le celebrazioni d’amore fanno parte della cultura occidentale da sempre. Esempi illustri vengono alla mia memoria come il mito di Androgino citato nel Simposio di Platone: all’origine gli uomini erano essere perfetti ermafroditi, misto di parte maschile e femminile. Avendo sfidato gli dei da questi furono puniti e divisi in due, costretti a cercare la propria metà per tornare alla perfezione originaria. Oppure il semidio Eros, figlio di Poros e Penia (coraggio e povertà) è così coraggioso e curioso da cercare ciò di cui è povero e di cui manca, da qui l’amore (eros) per ciò che manca che è oggetto del desiderio. Oppure la favola di Amore e psiche: storia di un amore incondizionato e   che supera ogni ostacolo, anche la morte perché gli amanti siano congiunti per sempre.

Abbiamo bisogno di una festa per ricordarci che amiamo? Credo che se amiamo davvero, nessuna festa serve per ricordarcelo, basta il pensiero della persona amata per suscitare in noi la più meravigliosa ma anche la più faticosa delle nostre passioni: amare. Amare implica dedizione e considerazione e quindi diventa anche un impegno nei confronti dell’altro che non sempre siamo disposti ad accettare. Socrate diceva che la vita dell’amato è sicuramente più serena rispetto a quella dell’amante che brama dal desiderio di essere considerato appunto dal suo amato. E tutti ci ricordiamo Dante quando scrive: “Amor ch’a nullo amato, amar perdona….”, storia di un amore totale e totale perché vede solo se stesso e null’altro.

Esiste un solo un tipo di amore, quello finalizzato al sesso oppure ci sono altri amori, amori diversi come diceva Grazia di Michele in una delle sue più belle canzoni che si possono tradurre in qualcosa di incondizionato che non ricerca altro se non la possibilità di esprimersi?

Riflettete sulla risposta!

 

3 febbraio 2007

La perfezione oltre la morte    

Abbiamo seguito le notizie riguardo l’anoressia in passerella che hanno caratterizzato le sfilate delle ultime stagioni; abbiamo accettato con sbigottimento la morte della modella brasiliana a novembre del 2006 (www.modalogia.it/modalogizzando) e abbiamo discusso per strada, a scuola di un fenomeno che come la droga va via via aumentando e preoccupa perché di anoressia si muore ma è anche di moda: portare la taglia 38 anche se si è 1,80 mt è chic e trendy e gli stilisti non aiutano in questo presentando sulle passerelle short e tops che proprio non sono alla portata di tutte le taglie ma solo delle più esili. Ma l’anoressia è uno status mentale,   è desiderio di perfezione insito nella natura umana, perfezione che viene sublimata attraverso un corpo che si cerca rimodellare secondo un ideale che si giudica perfetto e che dovrebbe soddisfare appunto l’idea di perfezione annidatasi nella psiche. Un altro pensiero dell’anoressica è il suicidio. la disperazione che lo status di magra perenne alimenta porta a   pensieri oscuri come quello della morte come soluzione finale, sia per eliminare la frustrazione della ricerca di un modello che nella vita finita non si realizza sia perché si pensa che la morte con l’ignoto che si porta appresso possa offrire una soluzione che, proprio perché ignota, implica infinite possibilità, anche quella di   un’altra vita dove la perfezione è possibile.

2 febbraio 2007
Mater certa......        
Lo conoscete il detto madre certa...pater incertum ...è famoso e vecchio quanto il mondo e non mi fa resistere alla tentazione di scriverci sopra.
Una signorina dell'Alto Adige ha relazioni più o meno occasionali con diversi partners che frequentano un centro sportivo in una località a noi ignota di quella regione dove lei svolge il lavoro di cameriera e offre altre prestazioni   in una stanzetta appartata al primo piano. Avendo dato alla luce un figlio   e non sapendo a chi attribuirne la paternità   (le frequentazioni nel periodo del concepimento erano almeno tredici) chiede il test di paternità ai tredici sospettati. Il problema è che la notizia si sparge come nei migliori scenari di gossip di bocca in bocca (vedi la citazione anche giornalistica della canzone "Bocca di rosa" di De Andrè) e infanga il nome di calciatori, assessori, e liberi professionisti del luogo ovviamente anche accasati con mogli.
La ragazza ha leso l'omertà nella quale le frequentazioni avevano avuto inizio   e a cui aveva partecipato con consenso (si spera).
Ha fatto bene?
Sicuramente se voleva essere sicura di chi dovesse prendersi una tale responsabilità ha senz'altro agito scrupolosamente utilizzando l'unico mezzo che le garantisse la verifica della questione (un test scientifico) e la notizia di primo acchito diverte e fa sorridere (è anche una piccola rivincita di una donna sul sesso maschile) e denuncia l'obbligo della condivisione delle responsabiltià nel momento che c''è di mezzo un terzo che ha diritti ed è soprattutto ignaro ed innocente rispetto al fatto. Da qui scaturiscono altri problemi etici: al diritto del bambino corrisponde il dovere del padre di riconoscerlo e mantenerlo? Questo dovere è   in discussione   se la ragazza non ha avvisato i tredici della presunta paternità e non li ha messi di fronte alla scelta uno a uno, bisognerebbe approfondire! Bisogna obbligatoriamente assumersi questa respponsabilità? I bambini dovrebbero essere sempre tutelati dal momento che sono al mondo (la scelta è possibile e garantita dalla legge dell'aborto solo prima della nascita). C'è un altro problema: la credibilità pubblica e privata di questi tredici è rovinata per sempre, verranno additati (in una comunità piccola succede) chissà per quanto ancora perchè in fondo sono tutti responsabili e un po' tutti padri di questo formai famoso bambino
 
17 gennaio 2007
gioco antilogico    
I sofisti erano soliti portare davanti all'assemblea argomenti a favore e contro una tesi e poi si votava il migliore. quello che aveva più convinto.
Vladimir Lussuria è andato in bagno, nel bagno delle donne; Elisabetta Gardini dice che non ci puo' andare.
Proviamo a far finta di essere sofisti retori e a sostenere con argomenti razionali la tesi e l'antitesi pro contro   Vladimir.
Tesi: Vladimir va in bagno e non lede il senso comune del pudore, quindi è lecito che ci vada.
Antitesi: Vladimir va in bagno e lede il senso comune del pudore delle donne e quindi deve andare in quello degli uomini, sesso a cui appartiene.
introduzione: ha la necessità di usare il bagno come tutti; avendo bisogni fisiologici. ma quale scegliere? Quello degli uomoni seguendo la biologia (essendo infatti fisiologicamente un uomo) o quello delle donne sentendosi e riconoscendosi una donna?
Vladimir sceglie il bagno delle donne. Fa bene?
Si, sarebbe la risposta dei sostenitori della tesi.   Vladimir si presenta come una donna a tutti gli effetti, si veste da donna, si trucca da donna, si fa chiamare signora e sostiene in Parlamento i diritti dei transsessuali che si dichiarano di animo femminile. Non disturba le altre donne presenti in bagno perchè, se non fosse Vladimir, nemmeno si accorgerebbero che è un uomo in quanto, nel rispetto di sè e dell'altro, non evacua fino a che non si trova nel luogo adatto da solo lontano da altri sguardi. I bagni delle donne non hanno luoghi comuni dove scaricarsi. Se usasse il bagno degli uomini, ipotesi per assurdo, lo scambierebbero per una donna e lo inviterebbero ad uscire perchè a loro avviso ha sbagliato bagno, fino a che il povero   non è   costretto a mostrare gli attributi per giustificarsi ottenendo l'effetto di scandalizzare ed inorridire gli ignari compagni che lo avevano confuso, male identificato e che ora possono anche temere per la propria integrità fisica....
Vladimir   andando dagli uomini e mostrandosi per quel che biologicamente è scatena in loro paure ataviche fra cui quella di essere assaliti e violentati da un membro dello stesso sesso. Senso del pudore leso, lesissimo! se va dalle donne, no!
L' antitesi è già stata sconfitta con l'argomento per assurdo e non abbisogna di essere discussa, perde già in partenza.
Ma ancora su una cosa dobbiamo riflettere: siamo quel che siamo bilogicamente o siamo quel che pensiamo cartesianamente di essere e di cui siamo intimamente convinti ricevendo anche il riconoscimento altrui? (le donne e gli uomini trovano Vladimir   una donna).
La risposta è evidente: la nostra coscienza non si sostituisce con il pensiero di benpensanti bacchettoni e intolleranti. la mia libertà finisce dove inizia la tua... Alternativa: fare bagni per i trans... ma allora perchè anche non per i neri o i gialli che sono palesemente più diversi?

...i gioielli di Modalogia VI REGALA ELUCUBRAZIONI.

 

Riflessioni e creatività vi accompagnano in queste pagine

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